Coordinamento Oratori Maceratesi

Area Riservata

Prossimi Eventi

No current events.

Newsletter

Iscriviti alla nostra newsletter!

Cerca

Home News News dalla Diocesi Omelia di S. E. Mons. Claudio Giuliodori

Omelia di S. E. Mons. Claudio Giuliodori

PDF  Stampa  E-mail 

Diocesi di Macerata - Tolentino - Recanati - Cingoli - Treia

 

S.E. Mons. Claudio Giuliodori

 

Natale del Signore - Messa della Notte

 

Cattedrale di San Giuliano - Macerata

 

24 dicembre 2010

 

"È nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore" (Lc 2, 11).

 

Questo annuncio è il cuore del Natale che celebriamo avvolti da un alone di gioia e commozione. Finita la corsa affannosa per i regali, gli auguri, la tavola imbandita... che ha contrassegnato queste giornate, finalmente ci fermiamo a contemplare il mistero del Dio fatto uomo che è la ragione ultima di quanto stiamo vivendo in questi giorni. Non possiamo sottrarci allora ad alcune domande che accompagnano questo evento così importante e decisivo per la storia dell'umanità e per la vita di ciascuno di noi.

 La prima domanda riguarda le condizioni di possibilità di un simile evento. Può davvero Dio assumere la forma umana? Molti filosofi si sono interrogati sul mistero dell'Incarnazione e non pochi hanno considerato questa ipotesi una assurdità, prodotto delle fantasia di uomini che hanno abdicato all'uso rigoroso della ragione. Essi pongono una questione seria: come può l'eterno, l'onnipotente, l'assoluto, assumere condizioni che sembrano del tutto opposte alla natura divina? Ammettere una simile trasformazione intaccherebbe uno dei capisaldi della logica, della stessa possibilità di pensare e ragionare: il principio di non contraddizione. È un interrogativo legittimo a cui è doveroso rispondere.

 

Ma davvero Dio contraddice se stesso nel momento in cui prende la forma umana? Per rispondere a questa domanda fondamentale occorre collocare il mistero dell'Incarnazione nel suo alveo naturale, e cioè nell'ordine della creazione. Come ricorda San Paolo nella lettera ai Colossesi: "Egli è immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione, perché in lui furono create tutte le cose nei cieli e sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili" (Col 1, 15-16). Il Cristo pertanto non assume una condizione che gli è estranea, ma prende la forma di cui lui stesso è il modello, secondo il disegno del Padre. In altri termini: se accogliamo quanto ci dice la Genesi sull'essere umano fatto ad "immagine e somiglianza di Dio", non risulta poi così strano che il prototipo o l'archetipo da cui discende venga ad abitare la realtà umana.

 

Questo fatto ci dice che fin dall'inizio la natura umana ha una certa connaturalità con la natura divina, anzi è proprio dalla natura divina che discende, in un rapporto di analogia, la stessa condizione umana. Non è pertanto vero che Dio con l'Incarnazione nega le sue proprietà, piuttosto appare chiaro che in questo evento, apparentemente paradossale, si rivela la dignità altissima della condizione umana che fin dall'origine, dalla creazione, beneficia di uno statuto in cui il divino non è affatto estraneo. Nel Natale è certamente grande lo stupore per il fatto che Dio si fa uomo, ma non meno grande dovrebbe esser la meraviglia per il fatto che l'essere umano è, per dirla con Sant'Agostino "capax Dei", ossia capace di accogliere il divino ("Eo mens est imago Dei, quo capax Dei est et particeps esse potest", in De Trinitate XIV, 11).

 

Ma sorge una seconda domanda che riguarda le ragioni dell'Incarnazione. Perché Dio assume la nostra condizione umana? E più precisamente, che cosa significa che ci viene donato un Salvatore? Il "cur Deus homo?" (perché Dio si è fatto uomo?), secondo la nota espressione di Sant'Alsemo, è una domanda che ha attraversato tutta la storia della teologia offrendo la possibilità agli studiosi di elaborare diverse risposte, tra loro sostanzialmente complementari. Se le condizioni di possibilità dell'Incarnazione risiedono nel fatto che l'essere umano porta già l'impronta divina, le ragioni di un tale evento si chiariscono meglio a partire dal fatto che questa immagine originaria è stata oscurata e ferita dal peccato. Il Figlio di Dio si fa uno di noi per ridonarci la condizione originaria, e non solo. Con l'incarnazione si compie un disegno di amore che ha come obiettivo finale di renderci partecipi, in pienezza, dell'amore divino.

 

Ovviamente con l'Incarnazione non viene abolita la differenza tra l'umano e il divino, perché solo nella persona del Cristo convivono in forma pienamente armonica la natura umana e quella divina. Il concepimento verginale ad opera dello Spirito Santo da parte di Maria, donna scelta da Dio e già liberata dal peccato per essere la degna Madre del Redentore, è la testimonianza più alta di quanto il Natale sia davvero il compimento dell'incontro tra l'umano e il divino, dell'incontro fra la creatura ferita e smarrita e il Creatore che si fa prossimo e si manifesta come l'Emmanuele, il Dio con noi, il Salvatore. La nostra gioia è davvero grande perché abbiamo tra noi il Salvatore che libera dal peccato e nello stesso tempo il modello per una vita pienamente realizzata nell'amore di Dio.

 

Di questo sconvolgente mistero ci da ragione l'equazione teologica particolarmente cara alla visione orientale: "Dio si è umanizzato affinché l'essere umano fosse divinizzato". Così il Natale viene considerato giustamente la prima kenosi, ossia il primo abbassamento di Dio a cui farà seguito la kenosi della Croce, ossia il pieno svelamento dell'amore di Dio che per liberarci dal peccato offre la vita e così ci indica anche la via della santità: "Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà" (Mt 16, 24-25).

 

Ne deriva una terza domanda: questo fatto accaduto duemila anni fa a Betlemme, come può essere rilevante per noi oggi? La risposta a questa domanda siamo noi. È questa assemblea ecclesiale riunita nel nome del Signore che dà testimonianza di come il Natale continui a realizzarsi oggi nel grembo mariano della Chiesa, in ogni comunità che celebrando l'Eucaristica fa sì che il Signore si incarni nuovamente nel pane e nel vino che diventano il Suo Corpo e il Suo Sangue. Quel Natale che ricordiamo come evento storico si prolunga nelle vicende dell'umanità e giunge ai nostri giorni grazie alla fede delle comunità che nella liturgia e nella testimonianza della vita accolgono il Signore Gesù.

 

Anche quest'anno, quindi, come abbiamo ascoltato nella seconda lettura, "è apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini" (Tito 2, 11). In questi giorni ho potuto contemplare l'attualità del Natale nei volti dei tanti studenti che ho incontrato nelle celebrazioni natalizie fatte nelle scuole. Ho visto l'attesa di segni di speranza negli imprenditori e negli operai che ho incontrato nelle celebrazioni fatte nelle nostre aziende. Ho toccato con mano il fremito dell'attesa nei cuori di tanti giovani e di tante famiglie impegnati a coltivare un intenso cammino di fede. Ho toccato con mano l'abbandono fiducioso dei malati che guardano al Natale per avere il conforto del Bambino Gesù. La Chiesa è oggi quella grotta di Betlemme dove risplende la grande luce che illumina il cammino del popolo avvolto nelle tenebre, dove è possibile andare, come i pastori, per vedere il prodigioso dono che Dio fa all'umanità, dove possono arrivare i Magi, instancabili e sapienti cercatori di verità.

 

C'è, infine, una quarta domanda che riguarda le conseguenze per la nostra vita. Avere Dio in mezzo a noi, accoglierlo nel nostro cuore, che cosa comporta per la nostra vita? Che cosa cambia? Ce lo spiega sempre san Paolo nella lettera a Tito. Il Natale "ci insegna a rinnegare l'empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà, nell'attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo" (Tito 2, 12-13). È un piccolo programma di vita da cui ciascuno di noi può trarre indicazioni per vivere in modo nuovo alla luce del Santo Natale.

 

Da una parte ci viene indicata la strada della libertà da tutto ciò che ci appesantisce e ci allontana dai valori autentici. Quante persone, anche hai nostri giorni, restano prigioniere dei "desideri mondani", schiave dell'attaccamento ai beni materiali, alle passioni egoistiche, alla ricerca di una felicità effimera e ingannevole. Dall'altra parte ci vengono indicati percorsi virtuosi: "vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà". Abbiamo molto bisogno di ritrovare la sobrietà nello stile di vita, la giustizia nei rapporti sociali, la pietà nelle relazioni umane.

 

Con il Natale del Signore Gesù questi valori possono riprendere vigore nella nostra vita e segnare un deciso cambiamento di rotta, come i magi, che conosciuta la malvagità di Erode, se ne tornarono per un'altra strada. Imbocchiamo anche noi un'altra strada: passiamo dalla schiavitù del peccato alla libertà dei figli di Dio; dall'egoismo alla generosità del dono; dalla diffidenza alla fiducia; dalla paura alla speranza; dalla tristezza alla gioia.

 

La forza per questo cambiamento ci viene dal segno mandato da Dio. Quello che l'angelo indica ai pastori: "Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia". Ma il nostro mondo fa sempre più fatica a riconoscere questo grande segno anche perché ci sono sempre meno bambini, e quindi meno segni concreti in grado di rimandare al Segno, quello con la "S" maiuscola. Con il crollo demografico ci troviamo a vivere anche una drammatica "emergenza del segno". L'augurio più serio che possiamo farci è quindi che il Bambino Gesù risvegli in noi la nostalgia del segno e che le nostre case e le nostre chiese tornino a riempirsi di bambini perché dalla loro bocca come da quella degli angeli si innalza l'inno di lode: "Gloria a Dio nel più alto dei Cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama".

 

Sia lodato Gesù Cristo.

 
© 2010 Fondazione di Culto e di Religione Vaticano II || C.F. 80002750430
Piazza Strambi, 3 - 62100 Macerata || powered by NetCubo Informatica srl

Validazione CSS superataValidazione XHTML 1.0 superataValidazione WCAG 2.0 livello A superata