
No current events.
La Solennità di Tutti i Santi ci parla degli amici di Dio e della loro vita di santità. Oggi è un giorno di grande festa e di gioia per tutta la comunità ecclesiale perché siamo confermati nella certezza che vivere santamente, e cioè nell’amore e nella fedeltà di Dio, è davvero possibile.
Ma in che cosa consiste la santità e chi sono i Santi? Riprendendo quanto abbiamo ascoltato dall’apostolo Giovanni nella seconda lettura (1Gv 3, 2-3) possiamo dire che i Santi sono coloro che vivono come Figli di Dio, cercando di purificare la loro vita per assimilarla a quella del Signore Gesù, nella speranza di poterlo contemplare così come egli è.
Imitando Gesù essi diventano trasparenza della vita divina nel concreto dell’esistenza umana e spiraglio in terra della vita celeste. Come affermava von Balthasar: “la santità è sempre un’apertura di breccia verso l’origine, verso la sequela immediata e personale di Cristo” (in Nuovi punti fermi, Jaca Book, Milano 1980, p. 283). Attraverso i Santi possiamo intravedere la bellezza della vita trasfigurata ad immagine di Dio.
Non sono persone diverse da noi, dotate di chissà quali capacità. Sono persone come le altre, con l’unica differenza di aver innestato la loro vita in quella di Cristo a tal punto da essere totalmente assimilate a lui, il “Santo di Dio” (Mc 1, 24; Gv 6, 69). Hanno seguito le orme del Signore per conformarsi alla sua vita. Ogni Santo è un riflesso, assolutamente originale e irripetibile, della santità di Dio che risplende in Gesù Cristo. Lo scorrere della linfa divina nei Santi fa sì che in essi si realizzino in modo visibile e concreto le parole di San Paolo: “Sono stato crocifisso con Cristo, e non vivo più io, ma Cristo vive in me” (Gal 2, 19-20).
Il Santo è guidato dal desiderio incontenibile di vedere e accogliere Dio. Per questo purifica la sua vita ponendo tutte le sue energie a servizio della vita nuova in Cristo. Dall’intima unione con Cristo riceve la grazia per vivere eroicamente la fede, la speranza e la carità. Comprendiamo così che cosa significhi l’affermazione di Gesù: “Beati i puri di cuore perché vedranno Dio”. La santità pertanto esige di fare spazio nel proprio cuore a Gesù Cristo per essere, in tutto e per tutto, assimilati a lui.
I Santi sono coloro che sono stati folgorati da Dio, lo hanno intravisto e nulla desiderano di più del vivere totalmente immersi in lui, con lui e per lui. Questo è il senso della beatitudine e quindi della santità. Sul volto dei Santi risplende la gloria di Dio come ricorda San Paolo scrivendo ai Corinti: “noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore” (2Cor 4, 18).
Celebriamo oggi la Santa Messa in questa Basilica Concattedrale di San Flaviano in Recanati, di recente riportata al suo antico splendore dopo la chiusura dovuta ai danni del terremoto del 1997. Nel cuore di questa Chiesa che accoglie anche le spoglie di Papa Gregorio XII, morto a Recanati il 18 ottobre 1417, si trova la Cappella dei Santi. Fu realizzata nel 1793 per custodire le centinaia di reliquie, raccolte nel corso dei secoli. Alcune di esse sono state portate a Recanati dallo stesso Papa Gregorio XII, come l’Insigne Reliquia della Santa Croce, una «Spina Cristi» ora conservata nella Chiesa di San Francesco e i sandali di San Francesco realizzati da Santa Chiara. I reliquiari, di grande pregio, sono ben 186 e sono stati realizzati tra il 1400 e il 1793. La Cappella, molto venerata e visitata in passato, oggi finalmente, con grande gioia di tutti, viene solennemente riaperta al culto e i reliquiari, restaurati e ripuliti, verranno di nuovo esposti alla venerazione dei fedeli.
Essere circondati da così tante memorie di Santi e Martiri, da reliquie così importanti e significative, ci fa sperimentare quanto racconta San Giovanni nel testo dell’Apocalisse che abbiamo ascoltato: “Vidi una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua” e questi “sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato lo loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello” (Ap. 7, 9.14). I sandali di San Francesco, in modo particolare, ci ricordano che siamo chiamati a metter i nostri passi, come ha saputo fare lui, sulle orme del Signore, seguendolo e servendolo con umiltà e in santità di vita.
Anche noi, e non dobbiamo mai dimenticarlo, siamo destinati a far parte di questa moltitudine immensa di Santi perché ogni battezzato è chiamato a diventare santo. L’universale chiamata alla santità è uno dei temi che il Concilio Vaticano II, di cui ci apprestiamo a celebrare il cinquantesimo anniversario dell’apertura, ha riproposto con grande forza all’attenzione della comunità ecclesiale (cfr Lumen gentium 39-42). Per celebrare tale ricorrenza il Santo Padre ha proclamato l’anno della fede invitando tutti a “ripercorrere la storia della nostra fede, la quale vede il mistero insondabile dell’intreccio tra santità e peccato”. La Santità - prosegue il Papa -, “evidenzia il grande apporto che uomini e donne hanno offerto alla crescita ed allo sviluppo della comunità con la testimonianza della loro vita” (cf Benedetto XVI, Porta Fidei, n. 13). Ringraziando Dio per il preziosissimo dono di così tanti uomini e donne virtuosi nella fede ed eroici nella carità, veri campioni di santità, chiediamo umilmente di seguirne le orme per poter vivere anche noi, sorretti dalla grazia divina, un autentico e fruttuoso cammino di santità.
Sia lodato Gesù Cristo.